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LA COLTIVAZIONE DELLA VITE: CENNI STORICI E COLTIVAZIONE AD ALBERELLO

Agli albori della viticoltura le piante addomesticate dai nostri antenati crescevano con tutta probabilità in modo abbastanza disordinato.

Le prime testimonianze verificate ci giungono dall’epoca nuragica prima e greca poi, dove appunto le viti venivano fatte crescere come arbusti similarmente al resto della vegetazione che caratterizzava i territori del bacino mediterraneo.

Con l’arrivo dei Romani si assiste ad una mutazione della coltura della vite attraverso le cosiddette MARITATE, messe a punto dagli Etruschi e “tramandate” ai capitolini.

Queste consistevano in dei tronchi o piante presenti nel terreno dove veniva piantata la vite, che veniva fatta crescere impalcata alle piante presenti. Troviamo ancora queste particolari colture in varie zone d’Italia.

La coltivazione ad ALBERELLO è da considerarsi la più antica, è ancora comunque in vigore in diverse regioni del bacino mediterraneo e non.

Consiste nella crescita della pianta con un tronco alto 30/50 cm e con 3/5 branchie che si sviluppano a ombrello, senza il sostegno della stessa da parte di pali o fili.

Garantisce il miglioramento della qualità del prodotto ma allo stesso tempo ne limita la resa; è comunque sia maggiormente utilizzata in appezzamenti medio/piccoli di terreno anche perché, con il volume occupato dalle piante, diventa più difficile la lavorazione con l’ausilio di mezzi meccanici.

E’ particolarmente indicata in terreni siccitosi e aridi, onde evitare che la pianta sia troppo esposta alle irradiazioni solari eccessive e corra il rischio di bruciarsi. La tecnica viene però utilizzata anche in alcune regioni molto fredde per scongiurare, al contrario, l’eccessiva esposizione alle temperature molto rigide che farebbero seccare la pianta.

Tipica del bacino mediterraneo, è utilizzata in misura minore anche in altre parti dell’Europa continentale.

Sono state sviluppate a partire dalla seconda metà del 1800 anche altre tipologie di coltivazione, ritenute più moderne e maggiormente adatte alle produzioni “industrializzate”.

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